Michael Hartenberger

Q&A with Artists



La copertina del suo primo EP “Suddenly Free” racchiude l’essenza di questo artista e della sua musica; lo ritrae seduto sull’erba nella sua città natale, Klagenfurt e sempre lui, che guarda il mare della California. Ha sempre voluto trovare un punto di incontro tra questi due mondi. Il suo amore per la vita,l’estate e la famiglia si rispecchia come tema sempre presente nelle sue canzoni.
Michael ha iniziato a suonare la batteria a 13 anni. Da allora la musica ha sempre avuto un ruolo importante nella sua vita. In seguito,ha imparato a suonare la chitarra acustica per scrivere le sue canzoni. Scrivere musica è sempre stato un modo per condividere i suoi pensieri e sentimenti più intimi.

Come descriveresti il tuo stile?
Penso che lo stile che più si avvicini a quello che faccio sia quello di cantante e cantautore pop. Mi ha sempre affascinato il mondo della musica acustica degli ultimi anni, per questo ho deciso di trarne ispirazione per le mie composizioni.

Perché fai quello che fai?
Perché è un ottimo modo per esprimere quello che sento. Ho sempre voluto trasmettere emozioni positive e cerco continuamente di farlo attraverso la mia musica.

Ambizione o talento: cosa conta di più per te?
Direi entrambe le cose. L’una non può esistere senza l’altro. L’ambizione che mi spinge costantemente a fare meglio, è alimentata dal mio grande amico Johannes Wunsch che si occupa della registrazione delle mie canzoni. È lui che prende il mio talento e grazie alla sua costanza e dedizione, lo trasforma in qualcosa di unico, sorprendendomi ogni volta.

Cosa ti ispira a creare musica?
Ricordi, pensieri, esperienze passate. Tutti questi elementi contribuiscono al mio bisogno di creare musica.

Come ti sei sentito quando hai firmato un contratto con Rehegoo?
È stata una sensazione incredibile. Mi sono sentito molto orgoglioso e allo stesso tempo incuriosito da ciò che questa collaborazione mi porterà.

Qual è il più grande risultato che hai raggiunto durante la tua carriera musicale?
È stato un lungo viaggio con molti alti e bassi, ma ne vale sempre la pena. Ricevere feedback da degli sconosciuti provenienti da tutto il mondo mi rende felice, soprattutto quando mi dicono che la mia musica ha suscitato in loro emozioni positive.

Qual è stato il più grande ostacolo?
Imparare a non essere troppo critico con me stesso. Le difficoltà ci saranno sempre. Bisogna solo imparare ad andare avanti senza analizzare troppo le cose.

Qual è il migliore e il peggior concerto che tu abbia mai suonato?
Il concerto migliore è stato sicuramente a Betlemme (Palestina) durante il periodo natalizio in cui ho dovuto suonare nei pressi della chiesa della Natività. L’atmosfera era mozzafiato ed è stata un’esperienza magica. Il peggiore: Ce ne sono stati un paio! Sicuramente quei concerti in cui non riuscivo a sentirmi bene e perdevo la percezione di quello che stavo facendo, o quei concerti in cui il pubblico non è coinvolto e nessuno ti ascolta – sono tutte realtà molto comuni per noi artisti da “piccole folle”.

Qual è la tua canzone preferita che hai scritto?
La canzone che mi sta molto a cuore è “Gina e Jonathan”, ha un posto speciale dentro di me e mi suscita sempre delle belle emozioni.